Archivio mensile:Mag 2017

La mia borsa per l’estate / My summer bag

Standard

Borsa_fettuccia_collage

E’ rimasta incompiuta per mesi, messa da parte per terminare lavori più urgenti, tanto questa era per me, poteva aspettare…

Ma ora che è quasi arrivata l’estate ho dovuto per forza finirla: è la mia borsa in fettuccia realizzata ai ferri con il filato Katia Tahiti Beach (colore 311), il modello è una mia rivisitazione di uno schema trovato sulla rivista Mani di Fata di maggio 2011.

Rispetto al modello originale ho aggiunto una taschina interna dove infilare il cellulare, le chiavi o il rossetto; ho applicato, come chiusura, una cerniera al posto dei bottoni magnetici e non ho foderato la borsa, semplicemente perchè … non ne sono capace!

La borsa è abbastanza capiente (misura circa 40 x 30 cm), certo non dovrò appesantirla troppo visto che non è foderata! I colori sono molto estivi: bianco, ecrù e grigio chiaro danno un senso di freschezza e si abbinano bene a tanti altri colori, essendo piuttosto neutri.

Quello che mi è piaciuto di questa borsa sono i dettagli: il manico intrecciato che richiama la treccia decorativa, le nappine all’uncinetto, il punto operato.

DSC_0991

Yarn Katia Tahiti Beach (colour 311) – Pattern from the magazine “Mani di fata” May 2011

Eccola indossata, che ne dite?

 

Ivana

Annunci

Il lavoro più duro del mondo/World’s toughest job

Standard

Dedicato alla nostra mamma e a tutte le mamme.

Dedicated to our Mom and to all Moms.

 

Versione italiana

 

English version

 

L’avrete magari già visto su internet ma è talmente bello e vero…!

Perhaps you already watched it on the internet but it’s so beautiful and true…!

 

Ivana & Ale

Passioni

Standard

Gilles_Villeneuve_1

Ci sono giorni che passano senza lasciare traccia e giorni che ti restano impressi nella memoria anche a distanza di anni. Uno di questi ultimi è, per me, l’8 maggio.

L’8 maggio 1982 avevo quasi quattordici anni, ero una ragazzina come tante altre. Però avevo una passione diversa dalle altre: la Formula 1. La domenica, quando c’erano i Gran Premi, mi piaceva sedermi sul divano accanto a mio papà e guardare le corse. Mi piaceva soprattutto guardare le imprese di un piccolo canadese con la faccia da bambino, che con la sua Ferrari numero 27 volava (letteralmente!) sulla pista, che veniva dal freddo del Quebec ma scaldava i cuori della gente.

Il piccolo canadese si chiamava Gilles Villeneuve ed oggi voglio ricordarlo perchè l’8 maggio 1982, a 32 anni, è volato via per sempre.

Io avevo una passione per Gilles, una passione bruciante, come solo a quattordici anni si può avere per qualcuno che non conosci. Una passione che mi ha fatto piangere per mesi dopo la sua morte e che ancora adesso, dopo trentacinque anni, mi fa commuovere quando guardo una sua foto.

Ho l’impressione che i quattordicenni del terzo millennio (mio figlio compreso) non sappiano più provare passioni come questa e me ne dispiaccio.

Avrei voluto scrivere tante altre cose, ma non ci riesco. Da quell’8 maggio non sono mai più riuscita a parlare di Gilles con serenità e razionalità, ho sempre un nodo alla gola quando penso a lui, che non sarebbe mai diventato campione del mondo (o forse sì?), ma che era già entrato nella leggenda da vivo.

Fino al prossimo 16 luglio allo Spazio Oberdan a  Milano c’è una mostra dedicata a Gilles, che ovviamente non mi perderò. Anzi, se qualcuno di voi l’ha già visitata, aspetto le vostre impressioni! Qui trovate il link con tutte le informazioni.

Non mi aspetto che condividiate la mia passione, ma vi auguro di averne provato una così anche voi una volta nella vita.

Ivana

 

(Foto presa dal web)